Nuovi servizi consultoriali per le dipendenze patologiche
Patrocinato dal Comune di Palermo Ass. Attività Sociali
Chioschi nel territorio è un progetto territoriale. Gli
operatori sono chiamati ad un continuo contatto con il territorio:
sia nel realizzare l’intervento, che si avvale delle strategie
di rete i cui nodi sono in costante contatto tra di loro; sia nel
realizzare il progetto terapeutico, che insiste su visite a domicilio,
sul contatto con ciò che il territorio offre (cultura, formazione,
svago), sulla mediazione ai servizi socio-sanitari, della giustizia,
della formazione, della scolarizzazione, etc..
Chioschi è un innesto in un sistema di servizi e interventi
che l’Associazione L.C.D. – Onlus ha attivato negli
anni, complessificando e articolando in più modi la propria
azione socio-sanitaria, aperti come siamo ad affrontare sempre
nuove sfide ma con uno sguardo costantemente volto alla “tradizione”.
Chioschi attiva tre micro-equipe che operano in stretto raccordo
con l’equipe che opera presso il centro Metropolis della
L.C.D – Onlus, un centro di diagnosi, trattamento, terapia,
che coniuga l’intervento sotto il profilo socio-sanitario
con le moderne strategie di reinserimento socio-lavorativo (incubatore
di impresa, mediazione tra la domanda e l’offerta di lavoro,
sostegno al reddito, certificazione delle competenze acquisite
presso imprese e ditte che operano nel mercato del lavoro).
Chioschi tratta il disagio tossicomanico come un fenomeno che
attiene alla persona nella sua totalità e per questo si
rivolge, a complemento del proprio operato, ai servizi della sanità,
della giustizia, del territorio, della formazione, del mondo produttivo.
Si passa dalla prevenzione alla riabilitazione, dalla diagnosi
e cura alla promozione della salute attraverso la cultura, l’arte,
la formazione.
Il progetto implementa:
- Servizi di orientamento diagnostico e valutazione della domanda
di aiuto;
- Servizio consultoriale di sostegno ai nuclei familiari
secondo programmi terapeutico-riabilitativi integrati territoriali;
- Servizi
di orientamento post terapeutico finalizzato al reinserimento
sociale e lavorativo.
Obiettivo strategico:
Attraverso….
- L’implementazione di un service di consulenza specializzata
nel settore delle dipendenze patologiche (counseling e orientamento),
al fine di realizzare anche la mediazione e l’accompagnamento
ai servizi socio-sanitarie socio-culturali esistenti nel territorio
della città di Palermo;
- Realizzazione/cogestione interventi
finalizzati al sostegno psicologico del soggetto e dei suoi
familiari per l’attuazione
dei piani terapeutici individualizzati;
- Realizzazione/cogestione
di iniziative volte a facilitare il reinserimento nella famiglia,
nella scuola e nella realtà sociale,
nonché favorire l’inserimento degli ex tossicodipendenti
nel mondo del lavoro
pensiamo possibile conseguire…
l’obiettivo di sperimentare un sistema terapeutico integrato
a supporto di, o supportato da altri interventi complementari o
affini. Un servizio che, peraltro, non ha bisogno di una specifica
struttura logistica (pur necessitando di molte sedi di accoglienza
accessibili e reperibili con facilità nel territorio) poiché pone
metodo e strategia come luogo operativo che contraddistingue l’azione
di accogliere, orientare, tutorare, congedare. Tale luogo è attuabile
in ogni luogo che abbia poche semplici caratteristiche atte all’accoglienza.
Azioni:
:: Accoglienza;
:: Analisi della domanda;
:: Bilancio delle competenze (versante formativo/professionale);
:: Redazione curriculum e raccolta dati;
:: Raccordo con i Servizi del Territorio;
:: Terapia di supporto psico-sociale;
:: Attività laboratoriale;
:: Coinvolgimento della rete parentale di supporto;
:: Tutoraggio c/o datore di lavoro;
Prestazioni:
:: Accertamento o iscrizione per ogni utente negli elenchi dei
medici di medicina generale.
:: Accertamento o iscrizione per ogni utente negli elenchi dei
nuovi servizi per l’impiego.
:: Accertamento o iscrizione per ogni utente a corsi scolastici
(di ogni ordine e grado) per conseguimento della scuola dell’obbligo
o per il conseguimento di un attestato di formazione professionale.
:: Accertamento o avviamento al lavoro attraverso stage intensivi
c/o aziende, periodi di lavoro tutorati, esperienze intensive.
:: Accertamento o preparazione per il conseguimento della patente
di guida.
:: Accertamento o preparazione all’uso degli strumenti informatici
di base e della lingua inglese.
:: Orientamento ai servizi; iter valutativo diagnostico; ricerca
del servizio e della risposta integrata più idonea al tipo
di disagio correlato alla dipendenza patologica; analisi delle
motivazioni.
:: Terapie integrate con farmaci di sostegno e/o supporto terapico
con o senza il coinvolgimento dei nuclei familiari e dei servizi.
:: Aggregativa a vari livelli fondati sul metodo della libera costruzione
di setting espressivo terapeutico (laboratori culturali ed espressivi).
:: Uso terapico del setting duale, gruppale, familiare a vari livelli
e su diverse articolazioni.
:: Uso terapico della mediazione sociale, dell’accompagnamento/affiancamento
nel proprio contesto di vita.
:: Terapia di supporto a familiari (non necessariamente di utenti).
:: Terapia post trattamento svoltosi anche presso altri servizi,
al fine di accompagnare il reinserimento sociale e lavorativo,
ma consentire anche un accompagnamento in un momento di grande
fragilità quale quello della sia pur graduale fuoriuscita
dall’ambiente protetto della comunità terapeutica.
I servizi consultoriali per le dipendenze patologiche: presupposti
per una tipologia di intervento
Quando pensiamo ad un servizio consultoriale per le dipendenze
patologiche pensiamo ad un servizio in grado di garantire nel territorio,
quella pluralità di offerta socio-sanitaria necessaria a
rispondere anche alla domanda di intervento di coloro che non si
vogliono rivolgere ai SerT dell’Asl o che non hanno trovato
negli stessi risposte congeniali al tipo di problematica manifestata.
Un servizio a carattere “consultoriale” è un
servizio contemporaneamente attento alle famiglie, al territorio,
alla rete di servizi esistenti, alla rete di solidarietà attiva
cui grande contributo offrono “semplici”cittadini,
che non afferiscono a nessun sodalizio formalizzato e tuttavia
sono chiamati a co-costruire il servizio.
Il servizio consultoriale non si sostituisce al Consultorio Familiare
o al Ser.T o al Servizio Sociale Territoriale; esso è posto
quale luogo che garantisce l’ascolto attento della domanda
di aiuto, in cui offrire un sistema di interventi che chiameremo
di “secondo livello”.
In termini di soglie di intervento, tale servizio è stato,
da altri, descritto quale: “media soglia”:
Non è un drop in (bassa soglia) né una comunità terapeutica
(alta soglia), ma un servizio in cui si propone, a chi vi si
rivolge, un messaggio forte, nella convinzione che chi chiede
aiuto deve porsi delle domande e occuparsi in modo non superficiale
di sé; in cui, al contempo, si ritiene indispensabile
accettare la sfida di realizzare la cura in uno spazio mondano
e di utilizzarlo con tutto il suo bagaglio di vincoli e possibilità.
Sul piano terapeutico proponiamo una modalità di intervenire
che si ispiri ad una teoria della tecnica che prende le mosse
da anni e anni di lavoro sul campo.
Sinteticamente potremmo dire che le equipe che attivano il servizio
sono invitate a porre attenzione all’ambiente famiglia,
come ambiente attorno al quale operare processi che, senza pudore,
ci piace chiamare processi di guarigione.
Ciò ha ben poco a che vedere con un modello della cura
di tipo sistemico familiare (che tuttavia ha una sua grande valenza).
Non sposta l’attenzione sul presunto capro espiatorio familiare,
secondo il quale la famiglia è posta quale causa del malessere
esistenziale che porta un figlio a “drogarsi”.
Non si esaurisce nei processi di idealizzazione salvifica a carico
della famiglia: la famiglia risorsa a tutti i costi, che cura
e risana.
Senza disconoscere o dimenticare l’importanza di tali processi
e dinamiche, pensiamo sia possibile volgere lo sguardo ad un livello
fondativo e costitutivo che emerge dalle/nelle reti affettive intime
che ciascuno di noi istaura di preferenza con la famiglia di origine
(ma anche con la famiglia che ha contribuito a creare o con le
reti parentali che hanno un ruolo rilevante e fondante per la nostra
esistenza), un luogo cui fare attenzione mentre si lavora nella
relazione di aiuto con le persone in difficoltà.
Tale luogo (che va indicato agli operatori e che poco importa
che venga indicato agli utenti) va guardato non per rintracciare
colpevoli o vittime, ma poiché è luogo a partire
dal quale possiamo dare o meno significato alla esistenza degli
utenti che si presentano per lo più - e prima di ogni altra
cosa - con un malessere, per l’appunto, esistenziale. Guardare
questo luogo significa guardare alla autenticità della persona,
alle sue possibilità, ai suoi vincoli; spesso per scarto
da questo luogo (qui il processo di differenziazione) è possibile
che il soggetto trovi l’energia per esserci per se stesso
assumendosi il carico e la responsabilità del proprio progetto
di vita.