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ELLECIDI :: DATI, MATERIALI, APPROFONDIMENTI :: PROGETTO STRADA

Il Baco e La Farfalla
Formazione di educatori di strada secondo il modello in itinere, attivazione dell'intervento

Quello che il baco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla

1. ... al posto di un'introduzione

La proposta progettuale che presentiamo è una proposta di cooperazione dove al primo posto mettiamo un'idea: potenziare le risorse di ognuno significa risorsa per tutti, potenziare le risorse di una intera comunità significa cambiamento, civiltà, dignità, crescita sociale.

Quest'idea non è nostra, non totalmente, poichè fa parte della cultura di quanti hanno contribuito a diffondere la cultura della partecipazione, del confronto, che crea il nuovo e da ad ogni cittadino la possibilità di contribuire a fondare, con consapevolezza, il proprio futuro.

In un modello di lettura dell'esistente in cui individuo e società si fondono pur non perdendo ognuno la propria identità, in cui il semplice - ciò che apparentemente è lineare - chiede alla complessità (alla molteplicità) una possibile traccia per spiegarsi (per divenire), è possibile trovare le coordinate attraverso cui collocare concetti come interdisciplinarietà, creatività, devianza produttiva e in cui è possibile pensare ad un intervento che si fondi sulla stimolazione, sulla partecipazione, sull'esperienza diretta.

Così ciò che è complesso diventa semplice se il punto di vista da cui partiamo è interdisciplinare (ciò che attraversa e contempla molte discipline per individuare il coro prodotto da questi essenziali strumenti) e se ciò che devia dalla norma diventa inno al cambiamento, possibilità, variabile imprevista, risorsa indispensabile alla costruzione di nuove idee e nuove possibilità dell'esistere.

Da tutto ciò scaturisce è una polisemicità, una promiscuità di significazione che, individuati gli strumenti di lettura, diventa nuovo senso su cui fondare - addirittura - un nuovo modo di esistere.

E' così che si verificano le evoluzioni macrosociali: in maniera disordinata, poliedrica, creativa. Da questa apparente confusione (di discipline, di significati, di strumenti, di culture) nasce un modo altro di sentire e di condividere lo stare insieme fino a che questo non ridiventi norma condivisa, vertice da cui far dipanare altre strade e nuove significazioni. Da ciò l'impossibilità di ponderare puntualmente gli effetti delle nostre azioni e le possibilità che da queste si aprono. Da ciò la possibilità stessa di pensare un progetto come quello che andiamo a presentare, un progetto che di tutto ciò fa tesoro e che in tutto ciò trova nutrimento.

2. Alcune considerazioni preliminari sui destinatari ultimi dell'intervento

Il lavoro con gli adolescenti è un lavoro complesso che deve tenere conto di molteplici vincoli, di tipo epistemologico, metodologico, psicologico e sociologico.

Un primo richiamo va fatto sul soggetto in trattamento. Non banalmente va precisato che si tratta di un minore, ciò ha dei riflessi non solo di natura giuridico/legale ma corrisponde in genere ad una fase evolutiva dell'esistenza contraddistinta dalla socializzazione (primaria/secondaria).

Potremmo dire, allora, che quello dell'adolescenza è il tempo dell'apprendimento, tempo di acquisizione di dati e di competenze, tempo in cui si forma il carattere, in cui si diventa cittadini attivi e propositivi all'interno del nucleo sociale cui si prende parte, tempo - ad un livello intrapsichico - in cui si costruisce l'identità attraverso un complicato e delicato processo di identificazioni fatto di spazi di autonomia e di socializzazione.

Il soggetto durante l'adolescenza cresce, si forma, sperimenta, osserva, partecipa, vive, esperisce emozioni, crea legami, fonda affetti così come ogni altro soggetto in ogni altra fase evolutiva. Tuttavia tali dinamiche hanno, in questa fase, un carattere maggiormente devastante. Delicate e fragili, da esse ne discende la capacità di stare in gioco, di conseguire una realizzazione personale, di partecipare al progresso sociale; sono dinamiche propedeutiche all'essere e al diventare che in altre fasi della vita si rivelano in tutta la loro portata e che segnano la differenza tra individuo e individuo

Questa fase delicatissima spesso è messa a repentaglio quando si è esposti al rischio e alla devianza. Il minore con cui ci scontreremo/incontreremo costruisce se stesso all'interno di contesti sociali, e prima ancora familiari, talora distruttivi, narranti una cultura della sopraffazione e dell'abuso dove non c'Ë posto per relazioni fondate sul rispetto della persona e della sua identità. Si tratta di contesti che, in una sola parola, spesso, non permettono un'esistenza serena, una sperimentazione adeguata di sÈ; in cui è difficile, se non impossibile, essere amati, desiderati, aiutati nel difficile compito di vivere armonicamente con se stessi e con gli altri.

Difficile per chiunque raggiungere un simile traguardo (quello di una vita vissuta all'insegna dell'armonia con se con gli altri), utopico, forse addirittura illusorio, pensare ad una simile prospettiva per tanti ragazzi che vivono ai margini della società, in quartieri periferici e in microcosmi sociali multiproblematici. Questo rimane comunque l'obiettivo da porsi, qualunque sia il risultato effettivo. Nel frattempo, tuttavia, proprio perchÈ riconosciamo le difficoltà a pervenire ad un simile risultato, pensiamo si debba lavorare sia pure in tale direzione ma ponendoci degli obiettivi possibili (minimi) e realizzabili nella pi vasta area di un obiettivo pi grande. Quali?

Obiettivi minimi possono essere il raggiungimento di una maggiore capacità di adattamento, la capacità di decidere autonomamente della propria vita, in ultima analisi offrire la possibilità di una scelta laddove spesso tali ragazzi non possono scegliere perchÈ non hanno alternative. Educare al rispetto, prima di tutto di se stessi, poi al rispetto dello spazio di vita dell'altro. Educare al lavoro onesto e alla socialità (un ragazzo che alloggiava presso una comunità per minori confessò all'operatore: qui mi sento pi 'associativo'!). Obiettivi realistici questi, propedeutici alla realizzazione di una società delle pari opportunità, una società rispettosa della diversità, una società fondata sulla legalità, in cui tutto questo non sia occasionale ma normale, per la fondazione di un luogo vivibile a dimensione umana.

Tutto ciò senza dimenticare l'importanza di uno spazio che garantisca la necessaria attenzione alla persona e ne rispetti le istanze, un luogo che garantisca lo spazio e il tempo della crescita, luogo sereno che da spazio alle emozioni e alla creazione di legami affettivi. Uno spazio che garantisca di entrare in contatto con se stessi e la propria storia personale per permettere una rifondazione di se stessi prerogativa indispensabile per una progettazione del proprio futuro.

3. Analisi della situazione

Dai rapporti della OMS è possibile trarre il seguente quadro della situazione internazionale:

  • più di 150 milioni di bambini vivono in condizioni di crescita precarie e 100 milioni di bambini tra i 6 e gli 11 anni non vanno a scuola;
  • più di 100 milioni di adulti nel mondo non sanno né leggere né scrivere. Due terzi sono donne;
  • più di 800 milioni di bambini vengono sfruttati sul lavoro, e di questi, 100 milioni costituiscono questo gruppo marginale definito 'ragazzi di strada'.

Nelle strade delle città - i 'ragazzi di strada' - vendono giornali, lustrano scarpe, puliscono vetri, sorvegliano macchine. Per i meno fortunati si diventa adulti facendo un 'salto' che annulla la possibilità di una alternativa di sviluppo e di vita: l'acquisizione del modello deviante degli adulti, la realizzazione di desideri e bisogni tramite la 'società criminale'.

Anche in Sicilia il 5% della popolazione è analfabeta (250.000 persone stimate).

Soltanto il 76% della popolazione raggiunge il secondo livello di istruzione (scuola media), in un paese dove per l'educazione si spende la cifra pi bassa in Europa.

A Palermo, in un centro storico che si va sempre pi svuotando e nei nuovi quartieri popolari sempre pi violentemente espulsi dalla città, si vivono e si condividono condizioni di miseria, di droga, di violenza. I bambini trascorrono la loro vita quotidiana sulla strada ed i giovani vivono in condizioni di disoccupazione, di sottosviluppo, di assenza di infrastrutture di ogni genere e di un diffuso analfabetismo.

A Palermo, città di quasi 700.000 di abitanti (dati aggiornati al 1997 ñ Comune di Palermo ñ Ripartizione statistica e censimenti), coabitano grandi contraddizioni:

  • La natalità è in diminuzione ma con grandi differenze tra quartieri diversi, infatti la natalità nei quartieri periferici ad edilizia popolare ed in alcune aree del centro storico è ancora molto alta, mentre è in forte contrazione nei quartieri abitati da alta e piccola borghesia;
  • Le abitazioni che erano 19,5/100 abitanti nel 1951 sono passate a 33/100 abitanti nel 1981 con un ulteriore piccolo incremento in questi ultimi anni di cui ancora non si hanno i dati;
  • Le abitazioni non occupate ufficialmente sono 43.000;
  • Le famiglie senza tetto sono calcolate intorno a 50.000;
  • Le famiglie in coabitazione sono calcolate intorno a 50.000;
  • Gli analfabeti nel 1981 erano il 4% (e il dato, dalle ultime rilevazioni, sembra destinato a crescere);
  • La disoccupazione maschile è calcolata intorno al 25/30%;
  • Giovani e donne in cerca del primo lavoro sono 70/75%;
  • Lavoratori autonomi 13,8% (media nazionale 23%);
  • Lavoratori dipendenti 86,2% (media nazionale 77%);
  • Rispetto alla media nazionale si rilevano, inoltre, elementi di arretratezza per: asili nido, aule scuole materne, aule scuola dell'obbligo; tasso di occupazione; indice di affollamento delle abitazioni; dispersione scolastica, analfabetismo; quoziente di mortalità infantile; posti letto, personale paramedico; delitti contro la vita ed il patrimonio.
  • La popolazione (dati 1997), per un totale di 690.320 abitanti è così distribuita: 333.905 maschi e 356.415 femmine;
  • Le famiglie rilevate al censimento del 1991 sono 219.434 (13,3% sul totale della Sicilia), con un ampiezza media di 3,2 (Palermo), 3,0 (Sicilia), 2,8 (Italia). Queste, in base alla tipologia familiare, si distinguono in: coppie con figli (53 %), coppie senza figli (15,2%), monogenitori (9,8%), altre famiglie (5,7%), persone sole (16,3%);
  • I dati relativi agli studenti iscritti nelle scuole secondarie superiori secondo l'indirizzo ñ anno scolastico 1996/97 sono così distribuiti: istituti professionali (7.811 ñ 19,1%), istituti tecnici (15.899 ñ 39,0%), licei (10.240 ñ 25,1%), istituti e scuole magistrali (4.094 ñ 10,0%), istituti d'arte (1.682 ñ 4,1), licei artistici (1.092 ñ 2,7%);
  • I dati concernenti gli atti criminosi (anno 1997): rapine (1.649), scippi (670), furti in appartamento (2.054), furti di auto (4.688), furti su auto (3.375), attentati incendiari (125).

4. Obiettivi dell'intervento

1. Formare un gruppo di operatori che, partendo dalla loro esperienza di lavoro con ragazzi difficili, acquisiscano una metodologia comune da applicare ad una ricerca-azione anch'essa da sottoporre a confronto e verifica durante lo svolgimento del progetto.

Per la formazione un punto qualificante è ritenuto il confronto con le esperienze che si conducono nel resto del mondo con bambini di strada, anche se talvolta il contesto è differente;

2. Rendere visibile nella città di Palermo, la presenza di famiglie in difficoltà e di ragazzi in pericolo di essere coinvolti all'interno di attività illecite e/o criminali;

3. Far crescere nella società civile e in tutte le istituzioni, a cominciare dalla scuola, la consapevolezza che, salvare questi ragazzi dall'abbandono significa permettere un diverso tipo di sviluppo socio-economico della città.

4. Proporre un nuovo modo di stare e lavorare in strada, come strumento di crescita territoriale, come strumento di crescita individuale, come occasione di riscatto collettivo.

5. Realizzare una pubblicazione che riporti tutti i dati rilevati attraverso l'analisi territoriale. Un documento informativo sulla rete territoriale dei servizi (pubblici e privati), sui bisogni, le istanze e le risorse della comunità locale. Il documento verrà proposto quale strumento utile per gli operatori sociali che lavorano nei quartieri interessati.

5. Destinatari dell'intervento/quantificazione

In una prima fase i destinatari dell'intervento sono da considerarsi gli operatori (animatori ed educatori) di strada, cui verrà proposta una fase di formazione iniziale ed una successiva fase di formazione in itinere (che comprende l'intervento in strada continuamente supervisionato, verificato ed eventualmente riprogrammato). Il numero degli operatori, cosi come da proposta progettuale è quantificabile in 12 animatori di strada e 26 educatori di strada.

Destinatari ultimi dell'intervento sono gli adolescenti ricadenti nella fascia d'età compresa tra i 14 e i 18 anni che vivono nelle aree circoscrizionali indicate nell'intervento proposto dal Comune.

Numericamente, abbiamo calcolato che le persone-contatti (tra operatori e destinatari ultimi dell'intervento) contattabili con il tipo di intervento proposto, potranno essere circa 100; tra essi possiamo stimare un numero di contatti portati a buon fine di circa 30 destinatari ultimi, 30 operatori sociali operanti nel territorio.

Pensiamo altresì di contattare almeno 40 informatori territoriali con i quali stabilire un proficuo e duraturo rapporto di collaborazione.

Precisiamo che tali stime sono approssimative: sarà la storia stessa dell'intervento a determinarne la piena riuscita.

6 . Metodologia di intervento

Strategie generali

L'ottica con la quale pensare tale processo di crescita si fonda sull'idea che pi che cercare l'approccio giusto per ogni tipo di ragazzo, sia necessario non forzare i tempi di maturazione dei ragazzi nÈ i tempi della costruzione dei rapporti interpersonali.

E' necessario altresì creare intorno a loro una serie di opportunità e di occasioni per cogliere il momento in cui nel ragazzo si è sviluppato e comincia a crescere il desiderio di un'istruzione e/o di un lavoro. Gli incontri con loro possono avere diverse valenze: ricreative, distensive, per lo svolgimento di attività (teatrali, musicali, sportive), o soltanto per ritrovarsi insieme.

E' necessario sviluppare una pratica operativa che tenga conto delle rappresentazioni e dei pregiudizi dell'operatore e della necessità di confronto dei propri punti di vista con quelli di altri operatori e altri soggetti con cui interagisce;

E' importante porsi nell'ottica del lavorare con. Bisogna costruire connessioni all'interno del territorio in cui si opera, con attenzione alle reti di relazione tra persone e soggetti sociali. Il lavoro dell'operatore sociale ha senso, dunque, se si muove nella prospettiva del lavoro di rete e di sviluppo di comunità, che implica saper interagire con i servizi e i soggetti presenti nella comunità e con le condizioni culturali, sociali e strutturali che caratterizzano ciascun contesto territoriale;

E' importante darsi un tempo definito nei progetti;

E' necessario trovare modalità e strumenti per valutare e verificare l'efficacia e l'efficienza dei progetti;

Bisogna utilizzare strumenti di animazione per provocare, stimolare relazioni, al fine di favorire l'espressione degli individui e la comunicazione interpersonale.

La strada

Esistono modi diversi di vivere la strada e di essere sulla strada.

La strada per chi ha una casa in cui ritornare, e, quindi, un senso della propria esistenza, relazioni significative, può essere un luogo positivo di incontro. Per chi invece, non ha una casa, un significato chiaro della propria esistenza, delle relazioni significative, sulla 'strada' si riducono tutte le sue relazioni.

La strada, così, diventa il luogo in cui si cerca di sopravvivere, in cui spesso si incontrano violenza e sopraffazione, in cui, a volte, per sopravvivere, si diventa violenti, verso se stessi e verso gli altri.

Per questo chi ha una 'casa', vale a dire dei punti di riferimento sicuri, spesso ha paura della strada. Quanta gente, a Palermo, non esce pi la sera, non permette ai figli di andare da soli per la strada ... perchÈ 'Ë pericoloso'... Questo atteggiamento, ormai diffuso, contribuisce, nella nostra città, a fare della strada il luogo della violenza, non dell'incontro con l'altro, della solidarietà, della vita.

Per sovvertire questo stato di cose, la strada, intesa quindi non come luogo fisico, ma come luogo dell'incontro con le persone, con la loro vita, con la loro fatica, deve diventare terreno di lavoro, luogo in cui operare cambiamenti, luogo in cui esercitare:

  • l'ascolto. La necessità come operatori del privato sociale e del volontariato, ma anche dell'ente pubblico di essere capaci di ascoltare le esigenze che emergono dalla strada, di leggerle, di interpretarle;
  • la condivisione, come modalità di rispetto di qualsiasi persona, della sua libertà, dei suoi diritti e della sua libertà, e come tentativo di costruire insieme delle risposte, rendendo chi fa fatica, chi vive situazioni di emarginazione, protagonista del cambiamento, insieme a quelle persone che formano la sua rete di relazioni significative;
  • la flessibilità. La costante attenzione alla strada mette in evidenza la necessità di costruire interventi flessibili, non definiti una volta per tutti, ma in grado di rispondere alle esigenze che cambiano continuamente;
  • il 'dar voce a chi non ha voce', che significa essere mediatori di linguaggi trovare modalità che permettano di comunicare con chi fa fatica a farlo, e di rilanciare i messaggi in modo che diventino comprensibili per tutti e non ghettizzanti.

La strada può essere intesa allora come attenzione al territorio, vale a dire: da un lato l'impossibilità di costruire intervento standardizzati ed esportabili ovunque, dall'altro attenzione alla rete di relazioni formali e informali presenti nel territorio.

Questo significa coinvolgere tutti i soggetti sociali presenti in un determinato contesto territoriale sia negli interventi di prevenzione che di riabilitazione. In questo senso è necessario portare avanti proposte di sensibilizzazione e prevenzione nella scuola, con le famiglie, nel mondo del lavoro, dell'associazionismo, dello sport, con quelli che vengono definiti gli 'operatori grezzi' (nella proposta progettuale indicati come 'informatori territoriali'): il vigile, il barista, il bidello, tutte quelle persone che in qualche modo, pur non ricoprendo ruoli istituzionali, sono vicini ai giovani.

L'educatore di strada

Il principale nodo da sciogliere quando si parla di operatori di strada riguarda l'utilizzazione di operatori, la qualificazione, la continua preparazione e riqualificazione.

Non è possibile ancora nascondersi dietro la disponibilità di volontari in interventi che al di là di ogni emergenza necessitano soprattutto di operatori in grado di progettare e intervenire. Ciò non toglie minimamente valore a coloro che si dichiarano disponibili ad operare volontariamente nel sociale, anzi li rivalorizza dal momento in cui entrano a far parte di un a rete organica professionalizzata e progettuale, in cui l'operatore non è pi concepibile come il tecnico a cui spetta di riparare un guasto in un apparecchio. La cosiddetta riparazione dovrà invece riguardare tutti il sistema in cui sono inseriti i ragazzi.

Allora si parlerà di un operatore come organizzatore-riorganizzatore dei processi comunicativi tra risorse e servizi e fra questi ultimi e gli utenti.

Il lavoro contestualizzato implica necessariamente una metodologia cosiddetta di ricerca-azione ossia gli stessi operatori si dovranno far carico di un'analisi sociale, psicologica, storica della situazione e quindi dei soggetti con cui si troveranno ad operare. Quindi non un'applicazione di teorie confezionate, ma una 'costruzione' di teorie da verificare nel campo e quindi da aggiustare o da rifare.

L'educatore di strada lavora nel territorio non solo come luogo d'emarginazione sociale, ma anche risorsa, potenzialità e sviluppo di competenze.

In particolare l'educatore deve provocare situazioni di confronto e presa di coscienza nella società riguardo ai problemi dei bambini di strada e dei bambini in strada, al fine di favorire l'innesco di processi di cambiamento culturale e sociale.

L'elemento sorpresa è sempre presente nella strada, che diventa non solo luogo di lavoro, ma anche di costruzione del SÈ professionale.

Nel lavoro di strada particolare attenzione è dedicata:

  • alla comunità, con un approccio di tipo ecosistemico;
  • alla multicasualità del disagio sociale;
  • alla pluralità della comunità, visto che il territorio è costituito da mondi e luoghi differenti.

L'educatore di strada lavora per perseguire i seguenti obiettivi:

  • Individuare risorse nella realtà territoriale per creare una rete di attenzioni sane e consapevoli da contrapporre alle tendenze autodistruttive che entrano in gioco, allorchè insorgono condizioni di emarginazione e di disagio;
  • Dare continuità comunicativa alle domande poste dai ragazzi sia in termini educativi, sia in termini di collaborazione e partecipazione socio-politica, senza cioè dimenticare il contesto e la territorialità. e le ipotesi progettuali del loro cambiamento;
  • Contribuire a costruire una sorta di 'mappa' delle famiglie e delle esigenze preminenti del territorio;
  • Evitare fenomeni di dispersione scolastica, che spesso costituiscono la premessa del comportamento a rischio.

Strategie di formazione

Ciò che si offrirà agli operatori di strada (animatori ed educatori) sarà una formazione specifica ed un inquadramento professionale adeguato.

Si tratta di una preparazione non accademica (spesso astratta dalla vita reale), ed è per questo che gli operatori verranno scelti prioritariamente tra chi ha un'esperienza di lavoro o di impegno nel sociale.

Verranno presi anche dalla periferia, tra coloro che conoscono sulla propria pelle i problemi della casa, dei bassi salari, della salute. Con essi lavoreranno operatori laureati e di diversa estrazione sociale, perchè crediamo in una pratica di integrazione e mutuo arricchimento nel lavoro.

L'importante è che l'educatore possa favorire nei giovani con cui entrerà in contatto, il processo di identificazione con un modello positivo di adulto.

La sfida è scoprirli, poco a poco, lasciandoli esprimere in un rapporto di confidenza e accettazione reciproca.

La metodologia di insegnamento utilizzata con gli operatori che seguiranno la formazione è finalizzata a creare degli esperti nella gestione della relazione e nei processi relazionali.

I concetti attorno ai quali si svolgerà la didattica, saranno al tempo testo utilizzati come pretesto per attivare, gestire e rielaborare relazioni. Attraverso l'uso delle tecniche di didattica attiva sarà possibile simulare lo stesso percorso esperienziale che poi si esperirà in strada, a contatto diretto con i destinatari ultimi dell'intervento.

Verrà posta particolare attenzione ai processi che rendono possibile l'autonomia e l'autogestione, come messaggio da infondere nella pratica operativa; autonomia come sinonimo di 'imparare a cavarsela da soli', imparare a chiedere aiuto, imparare a gestirsi.

Presupposto di tale percorso la conoscenza approfondita del territorio, nel suo versante storico, sociale, culturale, psicologico.

L'Unità Mobile

L'idea dell'unità mobile non è nuova, tuttavia si è dimostrata nel tempo una risorsa efficace, produttrice di risultati positivi.

Nell'ambito di tale azione progettuale poi, l'uso dell'unità mobile (itinerante) si rivela quasi indispensabile, sia per la vastità dell'area interessata all'intervento, sia per la tipologia dell'intervento stesso che deve presentarsi come poco invasivo, invisibile e tuttavia molto presente.

L'unità mobile consente di spostarsi con facilità tra una zona e l'altra, di trasportare tutto il materiale occorrente al lavoro degli Animatori ed Educatori di strada, punto di riferimento per quanti volessero accostarsi a chiedere informazioni, segnalare situazioni particolari. Essa sarà inoltre di grande utilità, per le attività censorie e di rilevazione dati.

Nei momenti di attività l'unità mobile sarà contattabile attraverso un telefono cellulare, il cui numero, opportunamente pubblicizzato, servirà anche per realizzare un servizio di pronto intervento per quanti (informatori territoriali, operatori dei servizi, Animatori ed Educatori) avessero bisogno di contattare tempestivamente gli operatori e rispondere alla domanda di intervento.


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