logo ellecidi
banner carta carbone
Home ELLECIDI
 
 Contatti :: Servizio Civile :: News :: Tirocinio studenti di Psicologia :: Tirocinio scuole di specializzazione
clic per chiudere la sezione GRUPPO ELLECIDI
  L.C.D. Onlus
Coop. QANAT
Ass. di promozione sociale KER
CIRCOLARE
Casa Editrice LA RANA
Ass. di volontariato CIAULA SCOPRE LA LUNA
CARTA CARBONE srl
 
clic per chiudere la sezione IMPRESE
  CIRCOLARE
CENTRO CLINICO
LA RANA
CARTA CARBONE
 

ELLECIDI :: DATI, MATERIALI, APPROFONDIMENTI :: LAVORARE CON GLI ADOLESCENTI

Lavorare assieme agli adolescenti: progettare il futuro
Calogero Lo Piccolo, Gioacchino Borruso

SCARICA TUTTO IL FILE IN FORMATO PDF (464 KB)

Il lavoro clinico con gli adolescenti sembra avere assunto nel tempo una rilevanza crescente, spesso sconosciuta fino ad un recente passato, nel senso che piuttosto che occuparsi di singole e ristrette frange di ragazzi e ragazze attraversanti situazioni difficili, una parte sempre più consistente del variegato mondo ruotante attorno al lavoro clinico si occupa, a diverso titolo, dell'adolescenza tout court, almeno in Italia.

Da alcuni anni ciò è stato ufficialmente sancito da una legge che prova a fornire adeguati strumenti economici e legislativi a progetti aventi come target gli adolescenti, la 285.

Improvvisa, ma forse non del tutto inaspettata, sembra essere esplosa una emergenza adolescenza, che travalica gli effimeri confini dell'attenzione momentanea scandita dall'ennesimo ultimo fatto di cronaca che veda cruentemente protagonista un minore.

Già, la cronaca.

Adesso la nostra attenzione e le nostre ansie sembrano essersi focalizzate su ben più tragici scenari apocalittici, a poco più di un mese dagli attentati dell'11 settembre, ad una settimana dagli inizi dei bombardamenti sull'Afganistan.

Eppure, anche in questi tragici giorni di massiccia copertura mediatica quasi a senso unico, la questione adolescenza continua a fare capolino in prima pagina, incarnata dai contorni sbiaditi dei volti elettronicamente retinati di Erika e Omar, i due fidanzatini di Novi Ligure protagonisti di un fatto di cronaca ad equivalente impatto psichico con il crollo delle Twin Towers, poiché   quei contorni sfuocati sono divenuti l'emblema del qualcosa che non riusciamo ad inquadrare, a discernere, che ci ha riempito di inquietudini e dubbi, facendo crollare molte delle certezze esistenti sul bene e sul male dello scambio relazionale tra le generazioni. E ciò ben al di là del matricidio, del fratricidio, ed anche del possibile progettato patricidio.

Ma cosa ha scatenato tanta inquietudine? Cosa ci ha scosso tanto ed ha provocato tanto affollarsi di domande irrisolte che hanno congestionato i pensieri di molti, se non di tutti?

In fondo sappiamo bene che la storia dell'umanità è anche stata segnata sin dall'origine dei tempi dal tentativo di sciogliere in modo cruento i legami familiari, che fratricidi, matricidi e parricidi sono nel bene e nel male profondamente insiti nelle matrici storico- antropologiche della specie Sapiens Sapiens . Eppure..

Eppure c'è qualcosa che non quadra, che non si lascia catturare del tutto neanche dalle posizioni più ciniche e fatalistiche, che non si lascia placare e non ci placa neppure attraverso i consumati e collaudati trucchi delle risposte attraverso categorie che non rispondono a nulla poiché rispondono a tutto.

Troppe aporie, troppe incongruenze, troppe dissonanze in questa storia per non trasformarla in quell'emblematico enigma che è diventata, ben al di là delle tristi intenzioni dei protagonisti, motivo per il quale siamo qui ancor oggi ad evocarla, poiché le domande che da questa vicenda sono forzatamente scaturite hanno costituito uno dei punti di non ritorno per le riflessioni che la vicenda stessa travalicano, per divenire interrogarsi sullo stato generale dell'arte delle relazioni tra le generazioni; la questione base è: cosa ha reso possibile che ciò accadesse?

La dinamica degli accadimenti ci dice che non siamo di fronte ad un gesto impulsivo, allo scatto di ira o furore momentaneo, che possiamo ragionevolmente supporre che non giochino un ruolo rilevante neppure stati alterati di coscienza attraverso l'uso di sostanze stupefacenti.

Ecco la prima aporia, la prima grande nota dissonante rispetto al nostro acquisito patrimonio di conoscenza pur rispetto all'orrore: non possiamo appellarci, per rifugiarcene, alla categoria della perdita del controllo , il file non è classificabile sotto la goyana categoria del sonno della ragione che genera mostri.

Tutto il contrario, qui di controllo sembra essercene stato fin troppo, almeno da parte della ragazza protagonista principale della vicenda, a cominciare dal ruolo di coraggiosa testimone scampata per un soffio che aveva provato a ritagliarsi nella vicenda.  

E come far collimare questa sinistra immagine di precoce gelido genio del male con quella tramandataci dalle testimonianze di tutti coloro che l'hanno conosciuta e la conoscono e che sempre più confusamente ossessivamente ci dicono che era tutto normale, che non c'era nessun segno che potesse far presagire lontanamente un esito tanto cruento alla sua vicenda esistenziale.

Una ragazzina di sedici anni attraversata da una scissione così profonda di personalità da non lasciar trapelare, seppur sintomaticamente, un qualche segno dell'infernale scenario che le si muoveva dentro?

Ma ciò non fa a pugni con tutte le nostre categorie interpretative e diagnostiche, dalle classificazioni psichiatriche meramente basate sulle rilevazioni statistiche dei segni e dei comportamenti visibili, alle più raffinate e sofisticate griglie psicodinamiche   con le quali proviamo a catturare e rendere parlabili e visibili i sommersi movimenti dell'inconscio?

Quindi sono tali categorie, che ormai presumiamo siano divenute pur in   vulgata versione patrimonio culturale che travalica gli ambiti professionali di pertinenza e provenienza, a non funzionare, oppure qualcuno, - tanti, troppi?- non ha saputo cogliere, non ha saputo vedere, non è riuscito ad ascoltare?  

Ed in entrambi i casi, poco rassicuranti invero nelle loro risposte, di che cosa parliamo quando parliamo di ragazzi, giovani, adolescenti, minori ecc.,? E con chi ne parliamo, e come e perché?

E, soprattutto, quali epistemologie implicite ci guidano nel lavoro clinico con i ragazzi?

[continua...]

SCARICA TUTTO IL FILE IN FORMATO PDF (464 KB)

 


DATI , MATERIALI,
APPROFONDIMENTI

Rivista EPIMETEO
Itinerari turistici
Video culturali
Analisi territoriale
Sportello P.R.O.V.A.
Lavorare con gli adolescenti
Progetto strada
Il vento e la strada

 

  Ellecidi - Via Ferrara 50b - 90141 Palermo
Tel. 091 888 90 02

http://www.ellecidi.it - lcdonlus@tin.it